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	<title>Serverstudio Web Marketing e Design &#187; marketing</title>
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		<title>Il Performance Key Award a Renato Brunetta</title>
		<link>http://www.serverstudio.it/2009/10/06/il-performance-key-award-a-renato-brunetta/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 15:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Semilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category>

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		<description><![CDATA[t]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa hanno premiato <a href="http://www.renatobrunetta.it" target="_blank">Renato Brunetta</a> con il <a href="http://awards.mediakey.it/index.php?id=home" target="_blank">performance key award</a>.<br />
Un riconoscimento importante, autorevole, che indirettamente, in piccola parte, ricade su di<a href="http://www.serverstudio.it/chi-siamo/" target="_blank"> noi</a>, è una gratificazione per il nostro lavoro.<br />
Ecco la  motivazione:<br />
“Per essere riuscito, già nel corso del primo anno di attività ministeriale, ad avviare la radicale riforma e trasformazione della Pubblica Amministrazione in un&#8217;ottica di efficacia ed ascolto nei confronti delle esigenze del cittadino.</p>
<p>L&#8217;ampio utilizzo di strumenti di comunicazione innovativi e<strong><em> l&#8217;adozione efficace della rete internet, sia a livello personale sia in quello istituzionale, centrale e decentrato, hanno determinato l&#8217;avvio di un fruttuoso percorso di comunicazione e collaborazione tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini basata sui concetti di interazione, trasparenza ed efficienza</em></strong>”<br />
La premiazione ha avuto luogo alla IULM di Milano dalle mani del Rettore Gianni Puglisi.<br />
Per festeggiare il riconoscimento pubblichiamo una piccola clip trasmessa nel corso della premiazione.</p>
<p><a href="http://www.serverstudio.it/2009/10/06/il-performance-key-award-a-renato-brunetta/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Grand hotel Sicilia, ma il web?</title>
		<link>http://www.serverstudio.it/2009/06/17/grand-hotel-sicilia-ma-il-web/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 10:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Perniciaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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		<category><![CDATA[offerta turistica]]></category>
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		<category><![CDATA[strutture alberghiere]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto di Antonio Ilardo Una recente analisi di I love Sicilia ha individuato i 51 alberghi più suggestivi per una vacanza nell’Isola, accomunando nello stesso elenco hotel di varie categorie, ubicazione e caratteristiche, aventi come unico comune denominatore la qualità dell’ospitalità, l’ubicazione suggestiva e l’offerta di pacchetti turistici che maggiormente consentono la fruizione delle bellezze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-465" title="madonie" src="http://www.serverstudio.it/wp-content/uploads/madonie.jpg" alt="madonie" width="410" height="250" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/63128733@N00/3414210171">Antonio Ilardo</a></span></p>
<p>Una recente analisi di <a href="http://www.livesicilia.it/category/i-love-sicilia/" target="_blank">I love Sicilia</a> ha individuato i 51 alberghi più suggestivi per una vacanza nell’Isola, accomunando nello stesso elenco hotel di varie categorie, ubicazione e caratteristiche, aventi come unico comune denominatore la <strong>qualità dell’ospitalità</strong>, l’<strong>ubicazione suggestiva</strong> e l’<strong>offerta di pacchetti turistici</strong> che maggiormente consentono la fruizione delle bellezze naturali, paesaggistiche e culturali della regione.</p>
<p>Prendendo spunto da quest’analisi abbiamo verificato come si presentano queste strutture sul web.</p>
<p>Ecco cosa emerge.</p>
<p>Partiamo da ciò che immediatamente colpisce l&#8217;attenzione del navigatore:<strong> il layout</strong>. Spesso è <strong>antico, scadente</strong> e non invoglia a navigare. La struttura dei siti e l’alberatura sono, d&#8217;altro canto, spesso illogiche o complesse e la navigabilità diventa difficoltosa quando ci si ritrova a cercare informazioni utili su sfondi neri e con corpo testo troppo piccolo.</p>
<p>Non viene utilizzata quasi mai la potenzialità enorme espressa dalle immagini dei luoghi e dei social network specifici – <strong><a href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickr</a></strong> e <strong><a href="http://www.youtube.com/" target="_blank">Youtube</a></strong> &#8211; per la condivisione di foto o video.</p>
<p><strong>La distanza dalla realtà</strong>.<br />
Ciò che maggiormente colpisce è l’enorme divario tra la qualità delle strutture, l’ospitalità offerta, le location ed i siti web che, raramente, le rappresentano.</p>
<p>I siti, anche nel caso di alberghi di estremo lusso, <strong>sono inadeguati alla qualità della struttura, poco aggiornati, mal curati e di qualità nettamente inferiore a quelli dei competitor nazionali ed internazionali</strong>, particolarmente agguerriti sul mercato mediterraneo.</p>
<p>Il <strong>servizio di e-booking è in alcuni casi inesistente</strong>, in altri di difficilissima concezione ed utilizzo, in altri ancora non attivo e solo in sporadici casi semplice da utilizzare e veloce nello svolgimento delle funzioni. C’è anche chi, pur disponendo di un e-booking, <strong>consiglia di telefonare</strong> o contattare il personale dell’albergo per la prenotazione.</p>
<p>Nel complesso, insomma, il <strong>giudizio peggiora se viene effettuata una semplice comparazione </strong>con siti analoghi di strutture estere o del nord Italia, contribuendo a fare perdere competitività al sistema e non apportando alcun valore aggiunto all’offerta turistica per la quale il web rappresenta il canale privilegiato e di maggior utilizzo, soprattutto da parte degli stranieri, oramai affrancati, nella gran parte, dal sistema dei tour operator o delle agenzie di viaggio.</p>
<p><strong>A peggiorare la situazione ci pensano i motori di ricerca.</strong><br />
Si contano su 2 dita di una mano i siti supportati da attività di Search Engine Optimization o da campagne di Search Engine Advertising e Adsense.</p>
<p>Di conseguenza alla query posta ai motori di ricerca non si ottiene, come risultato, il sito ufficiale della struttura, quasi sempre <strong>questo è posposto rispetto ai siti dei tour operator</strong> che la commercializzano, inducendo il navigatore, per semplificare, ad affidare la propria esigenza ad un soggetto terzo rispetto al contatto diretto con l’albergo cercato.</p>
<p>A differenza di altre nazioni siamo ancora lontani dal comprendere che, in uno scenario così competitivo, un <strong>valido posizionamento sui motori di ricerca è condizione essenziale per la razionalizzazione della presenza nel web</strong> e a volte per la sopravvivenza della strutture ricettive.</p>
<p>Per di più quasi nessun albergo svolge campagne banner sui principali siti internet sia dedicati all’informazione che al tempo libero, non sfruttando l’enorme potenzialità offerta da uno strumento di diffusione pubblicitaria dinamico e soprattutto privo di confini territoriali, particolarmente consono a strutture che certo non rivolgono la loro attenzione a potenziali utenti locali.</p>
<p>Un&#8217;ultima considerazione, ma importante e delicata, riguarda il rispetto degli aspetti di natura normativa che disciplinano le attività commerciali sul web, del <a href="http://www.senato.it/parlam/leggi/deleghe/03070dl.htm" target="_blank"><strong>Decreto sul Commercio Elettronico</strong></a> (d.lgs. 70/2003) e del <a href="http://www.parlamento.it/leggi/deleghe/03196dl.htm" target="_blank"><strong>Codice della Privacy</strong></a> (d.lgs. 196/03).<br />
Ciò che emerge è una grande noncuranza degli aspetti di carattere normativo che espongono il titolare del sito a pesanti sanzioni.</p>
<p>In conclusione, quasi <strong>tutti ritengono che sia sufficiente avere un sito internet, ma pochi seguono le leggi, scritte e non scritte, che possono portare al successo.</strong></p>
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		<title>Correlando i correlati</title>
		<link>http://www.serverstudio.it/2009/06/05/correlando-i-correlati/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 08:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Modica</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[giornali on line]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto di Loving Earth I principali parametri attraverso i quali si valuta un sito sono il numero dei visitatori e le pagina viste. E una delle attività per migliorare i risultati di un sito è lo sforzo di far aumentare quei due numeri. Sacrosanto. Ma, forse, sarebbe interessante e utile prestare maggiore attenzione ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-429" title="link" src="http://www.serverstudio.it/wp-content/uploads/link.jpg" alt="link" width="410" height="250" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a title="Link to Loving Earth's photostream" rel="dc:creator cc:attributionURL" href="http://www.flickr.com/photos/26235754@N05/2891872106">Loving Earth</a></span></p>
<p>I principali <strong>parametri attraverso i quali si valuta un sito sono il numero dei visitatori e le pagina viste</strong>. E una delle attività per migliorare i risultati di un sito è lo sforzo di <strong>far aumentare quei due numeri</strong>. Sacrosanto. Ma, forse, sarebbe interessante e utile prestare maggiore attenzione ad un altro dato: <strong>quello della durata di ciascuna visita</strong> e cioè il tempo, e quindi l&#8217;attenzione, che ciascun visitatore dedica al sito.</p>
<p>Banalizzando: <strong>è preferibile avere 100 visite da 1 minuto, 50 da 2 o 25 da 4?</strong> Certo, dipende anche dalla tipologia del sito e dai contenuti che propone. In linea di massima, per <a href="http://palermo.blogsicilia.it/">siti ricchi di contenuti</a> e <a href="http://caltanissetta.blogsicilia.it/">informazioni</a>. come può essere ad esempio un <a href="http://www.livesicilia.it/">giornale online</a>, il parametro della durata della visita dovrebbe essere fondamentale. E, sempre per banalizzare, quei siti dovrebbe sviluppare ed attuare una strategia dell&#8217;attenzione tale per cui <strong>l&#8217;incremento totale dei visitatori si accompagni ad un aumento anche della durata di ciascuna visita.</strong></p>
<p>In questa ottica uno strumento interessante ma generalmente utilizzato male è quello degli <strong>articoli correlati</strong>. Con qualche piccola e sostanziale modifica rispetto a quello cui siamo abituati può forse trasformarsi in fattore di moltiplicazione della durata delle visite:</p>
<ul>
<li><strong>mai più di cinque</strong> (meglio forse addirittura tre);</li>
<li>che <strong>siano correlati sul serio </strong>e, quindi, che la loro scelta non sia affidata all&#8217;arbitrio di un sistema automatico;</li>
<li>che <strong>sia visualizzata la data di pubblicazione</strong> del contenuto correlato (se si tratta di un articolo pubblicato due mesi prima forse devo poter valutare se valga davvero la pena di andare a leggerlo);</li>
<li>che, oltre al titolo, <strong>ci siano anche due/tre righe di testo</strong>;</li>
<li>che <strong>il testo</strong> non sia semplicemente l&#8217;attacco del pezzo ma <strong>faccia capire perché è correlato</strong> con quello che sto leggendo e mi spinga ad andarci.</li>
</ul>
<p>Uno <strong>sforzo certamente maggiore da parte delle redazioni</strong> che potrebbe però tradursi in un <strong>buon servizio per il lettore</strong> il quale, forse, ripagherebbe quello sforzo concedendo un po&#8217; più del proprio tempo e della propria attenzione al sito e ai suoi contenuti.</p>
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		<title>Ultimi spruzzi?</title>
		<link>http://www.serverstudio.it/2009/06/01/ultimi-spruzzi/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 15:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serverstudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Hop-Frog Questa storia ha un inizio e una fine. Cominciamo dalla fine, sperando di far luce, una volta per tutte e pubblicamente, su come sono andate le cose. Fine della storia. Alcune delle mail di presentazione del libro Rivoluzione in corso di Renato Brunetta che Serverstudio ha inviato qualche tempo fa, sollevando un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-331" title="spruzzo" src="http://www.serverstudio.it/wp-content/uploads/2009/06/spruzzo.jpg" alt="spruzzo" width="410" height="250" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/76529054@N00/2221365343">Hop-Frog</a></span></p>
<p><strong>Questa storia ha un inizio e una fine</strong>. Cominciamo dalla fine, sperando di far luce, una volta per tutte e pubblicamente, su come sono andate le cose.</p>
<p><strong>Fine della storia.</strong><br />
<strong>Alcune delle mail di presentazione del libro <a href="http://www.renatobrunetta.it/rivoluzioneincorso/">Rivoluzione in corso</a> di <a href="http://www.renatobrunetta.it/">Renato Brunetta</a></strong> che Serverstudio ha inviato qualche tempo fa, sollevando un piccolo vespaio di reazioni a volte inconsulte o, quantomeno, poco meditate, <strong>fanno parte della lista <a href="http://www.blogitalia.it/">Blogitalia</a></strong> (la quale, in qualità di Titolare del trattamento, si è occupata della raccolta degli indirizzi presso gli interessati), fornitaci per lanciare un prodotto web realizzato dal <a href="http://www.partitosocialista.it/">Partito Socialista</a> in occasione delle elezioni politiche del 2008. La stessa lista è stata poi utilizzata altre volte, sempre e naturalmente con il consenso di Blogitalia per promuovere un BarCamp a Roma.</p>
<p>E già qui, col senno di poi, ci sono alcune cose che non tornano: <strong>nessuno si lamenta, non si urla allo scandalo, non ci si rivolge al Garante.</strong> Questo silenzio, forse, dovrebbe spingere qualcuno a riflettere se messo in relazione con quanto è successo, invece, per la mail del libro di Brunetta. Come dire: <strong>se l&#8217;oggetto della mail non ci sta troppo antipatico</strong>, se chi ci scrive può essere assimilato ad un amico, se l&#8217;autore del libro di cui si parla fa parte della nostra eletta cerchia, <strong>non si tratta di mail indesiderata, altrimenti sì.</strong></p>
<p><strong>Comprensibile, certo. Ma comprensibile anche che ciò possa suonare un po&#8217; stonato.</strong></p>
<p>A prescindere dalle riflessioni e dalle conclusioni che ciascuno ne può ricavare, <strong>questa è la ragione per cui Serverstudio &#8220;deteneva&#8221; la lista di Blogitalia</strong>. Era chiaro, per noi, che la lista fornita da Blogitalia poteva essere utilizzata esclusivamente per l’invio di comunicazioni commissionatoci dal suddetto committente (e così è sempre avvenuto) ma <strong>gli <a href="http://www.mantellini.it/?p=6785">scarafaggi mantelliniani</a>, in complicità con <a href="http://www.phplist.com/">PhpList</a></strong>, software che usiamo per gestire le newsletter nostre e dei nostri clienti, ci hanno tirato <strong>uno scherzo di pessimo gusto: far partire il messaggio incriminato anche a quella lista</strong>, insieme ad altre, che avevamo escluso (nello specifico si tratta del bug identificato come <a href="http://mantis.phplist.com/view.php?id=8494">ID#0008494</a>, a partire dalla versione n. 2.10.2).</p>
<p><strong>Per quanto, secondo alcuni, si tratti di giustificazioni fantasiose, questo è quanto realmente accaduto</strong> ed è l’unica motivazione, già espressamente manifestata anche all’Autorità Garante, che ha dato origine all’invio non sollecitato.</p>
<p>Ci pare però, a questo punto, interessante tornare a <strong>riflettere sulle reazioni che quell&#8217;invio ha innescato e ripartire dal peccato originale.</strong></p>
<p><strong>Inizio della storia</strong><br />
<strong>Serverstudio invia diverse migliaia di mail</strong> per far sapere che Renato Brunetta ha scritto un libro, che di quel libro è possibile leggerne il primo capitolo sul sito della Mondadori, che Brunetta ha un blog e che su quel blog è possibile, per chi ne avesse voglia, discutere non solo delle attività di Brunetta come ministro ma anche dei contenuti del suo libro.</p>
<p><strong>Apriti cielo!</strong> Le acque (o forse sarebbe meglio dire lo stagno?) fin troppo placide del web italiano si cominciano ad increspare leggermente.</p>
<p>Alcuni blogger, <strong>quelli &#8220;autorevoli&#8221;</strong>, scrivono lamentando che Brunetta, tramite Serverstudio, ha violato la loro, fino ad allora incontaminata, casella di posta.</p>
<p>Alcuni blogger, <strong>quelli &#8220;autorevoli ma vendicativi&#8221;</strong>, per rifarsi del torto subito, prendono il contenuto di un&#8217;altra mail che hanno ricevuto in forma privata e personale e con la quale gli si chiedeva un indirizzo dove poter spedire una copia del libro, e, accecati dal desiderio di rivalsa contro il presunto spammer, non si fanno scrupolo di rendere pubblici nome, cognome e numero di telefono privato del mittente, violando a loro volta (ed, in questo caso, non per errore generato da un bug ma consapevolmente) quei sacri principi per i quali strenuamente si stavano battendo (è la privacy, bellezza!) rischiando, loro sì, serie responsabilità per trattamento illecito di dati, nonché per violazione della corrispondenza privata.</p>
<p>Alcuni blogger, <strong>quelli &#8220;non autorevoli, ma desiderosi di&#8230;&#8221;</strong>, si accodano ai primi, in perfetto stile italico, ripetendo a pappagallo il loro mantra: spammer, spammer, spammer!</p>
<p>A costoro sarebbe bastato, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spam">documentarsi</a> un poco per chiarirsi le idee su cosa debba intendersi per spam e capire che di spam non si trattava affatto. Infatti, nella fattispecie contestata mancano gli elementi essenziali dell’attività definita comunemente “spam”: tra gli altri, è completamente assente la raccolta di indirizzi in maniera automatica dalla rete “mediante spambot ed appositi programmi, ottenuti da database o semplicemente indovinati usando liste di nomi comuni”. In questo caso, l’invio riguardava, peraltro, un unico messaggio, inviato a più destinatari appartenenti ad una lista regolarmente ricevuta dal Titolare del trattamento, che ne ha curato la raccolta presso gli interessati. Inoltre, il mittente rivelava in maniera chiara la propria identità (lo spammer, invece,consapevole dell’illiceità del suo comportamento, nasconde la propria reale identità).</p>
<p>Alcuni blogger, <strong>quelli &#8220;perché io non sono autorevole?&#8221;</strong>, si lanciavano in complicate investigazioni notturne, vorticosi giri di telefonate, sms, chat, morse, segnali di fumo, diffide a mezzo commento, alla ricerca, da un lato, della casella perduta (o magari, chissà, a volte venduta) e, dall&#8217;altro, alla riaffermazione tardiva della propria verginità, persa ormai irrimediabilmente da svariati anni.</p>
<p><strong>I risultati di tutto ciò?</strong><br />
<strong>Se l’intenzione dei destinatari di quel messaggio era quella di sanzionare l’autore dell’invio, l’impresa è riuscita alla grande.</strong> A nulla sono serviti i chiarimenti forniti dal mittente, il quale lecitamente deteneva la lista di indirizzi che, per effetto del bug ID#0008494, è stata involontariamente selezionata.</p>
<p>A nulla è servito, <strong>precisare che l’episodio ha riguardato un solo invio</strong> e che a seguito della segnalazione sono state adottate tutte le misure per evitare il ripetersi di tali eventi: aggiornamento immediato del software e blocco del trattamento, a qualunque titolo, per ciascuno degli indirizzi coinvolti.</p>
<p>E’ questo il comportamento di chi, pur non avendo subito alcun danno, si diletta in argomentazioni (pubblicate nei vari blog) che mirano, esclusivamente, a fare cattiva informazione.</p>
<p><strong>Questa non è, forse, lesione di qualche diritto? Questa non è forse una sanzione sproporzionata rispetto alla presunta infrazione?</strong></p>
<p>In un <strong>web zeppo di spam e di comportamenti volontariamente lesivi della privacy altrui,</strong> non è forse apprezzabile il comportamento di chi, in maniera chiara è trasparente chiarisce l’accaduto ed adotta immediatamente le misure atte ad evitare il ripetersi di un fatto “indesiderato”?</p>
<p>Forse no, visto l’accanimento dimostrato dai più, che ha generato soltanto una falsa rappresentazione dei fatti realmente accaduti.</p>
<p><strong>Così va il web, a volte, in Italia (e non solo).</strong></p>
<p><strong></strong></p>
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		</item>
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		<title>Consumatori consapevoli. E le aziende?</title>
		<link>http://www.serverstudio.it/2008/06/04/consumatori-consapevoli-e-le-aziende/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 09:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Modica</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[consumo]]></category>
		<category><![CDATA[conversazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[67%, 58% e 51%: sono tante le persone che dichiarano di essere state influenzate molto o abbastanza dalle opinioni lette rispettivamente sui forum, sui social network e sui blog, nel processo di acquisto di un bene o di un servizio. E i prodotti maggiormente acquistati a seguito della raccolta di informazioni e opinioni online sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://blog.serverstudio.eu/wp-content/uploads/conversation.jpg" alt="conversation.jpg" /> 67%, 58% e 51%: sono tante le persone che dichiarano di essere state influenzate</strong> molto o abbastanza dalle opinioni lette rispettivamente sui forum, sui social network e sui blog, nel processo di acquisto di un bene o di un servizio. E i prodotti maggiormente acquistati a seguito della raccolta di informazioni e opinioni online sono cellulari, libri, cinema, musica, vacanze ed elettronica di consumo.</p>
<p>Sono questi i <a href="http://newsroom.digital-pr.it/?p=40">risultati</a> che emergono da una ricerca presentata in occasione del seminario <a href="http://www.digital-pr.it/pages/seminario_2.html">&#8220;Il nuovo potere dei consumatori sul web&#8221;</a> organizzato da Digital PR a Roma lo scorso 6 maggio. <strong>La ricerca ha coinvolto 5.000 persone rappresentative dei navigatori italiani.</strong></p>
<p>Il dato non dovrebbe sconvolgere più di tanto: <strong>l&#8217;influenza del passaparola nei processi di orientamento all&#8217;acquisto è un fatto incontrovertibile</strong>. Tutti, chi più chi meno, chiediamo a conoscenti, amici e parenti opinioni e consigli quando ci accingiamo a comprare qualcosa. E tutti abbiamo acquistato un libro o ascoltato un disco o siamo stati in vacanza in un albergo piuttosto che in un altro perché ci è stato indicato da una persona del cui giudizio ci fidiamo.</p>
<p>In questo <strong>la rete non fa altro che tradurre su un piano maggiormente esteso</strong> quanto prima avveniva solo nel piccolo della propria cerchia. Sul web si creano reti e relazioni tra persone, ci si fida di alcuni più che di altri, e si tengono in maggiore o minore considerazione le opinioni che lì vengono lasciate sulla base del grado di fiducia, di vicinanza e di stima che si ripone in chi esprime quelle opinioni.</p>
<p>Il punto, tutto o in parte ancora da scoprire e sperimentare, è quello del <strong>ruolo che le aziende possono svolgere in questo contesto di &#8220;presa di potere&#8221; dei consumatori sul web</strong>. Se in passato, cioè fino a quando l&#8217;influenza del passaparola, positivo o negativo, rimaneva all&#8217;interno della relativamente ristretta cerchia delle conoscenze individuali, l&#8217;azienda poteva facilmente mettere pezze ai giudizi negativi o, al limite, ignorarli, oggi questo potrebbe non bastare più. E, allo stesso modo, potrebbe non essere più sufficiente per le aziende &#8220;continuare a considerare la rete uno spazio da occupare con i propri banner&#8221;, come dice Vincenzo Cosenza di Digital PR.</p>
<p><strong>Oggi, forse, per le aziende, grandi o piccole che siano, è arrivato il momento di prendere parte alle conversazioni che si svolgono in rete su di loro e sui loro prodotti e servizi</strong> se non altro per non correre il rischio di vedersi escluse o penalizzate da quel 67%, 58% e 51% di persone che usano il web per <strong>orientare le proprie &#8220;strategie&#8221; di consumo</strong>.</p>
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		<title>Se la storia la pensano i lettori</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 08:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Coloradonoir, linea editoriale specializzata in romanzi noir di autori italiani, ha lanciato una interessante iniziativa di scrittura collettiva basata sul web. Si intitola Tribù il romanzo che verrà scritto con i contributi dei lettori, che, dopo essersi registrati sul sito, potranno inviare alla redazione la propria versione della continuazione della storia, con scritti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.serverstudio.eu/wp-content/uploads/2007/06/tribu.gif" alt="tribu.gif" />La <a href="http://www.coloradonoir.it/index.htm">Coloradonoir</a>, linea editoriale specializzata in romanzi noir di autori italiani, ha lanciato una interessante <strong>iniziativa di scrittura collettiva</strong> basata sul web.</p>
<p>Si intitola <a href="http://www.coloradonoir.it/TRIBU/index.htm"><strong>Tribù</strong></a> il romanzo che verrà scritto con i contributi dei lettori, che, dopo essersi registrati sul sito, potranno inviare alla redazione la propria versione della continuazione della storia, con scritti che devono andare dalle 5.000 alle 10.000 battute, il cui incipit è scritto da <a href="http://www.sandronedazieri.it/">Sandrone Dazieri</a>, autore, tra l&#8217;altro, di <a href="http://www.sandronedazieri.it/libri/attenti/trama.html">Attenti al Gorilla</a>, <a href="http://www.sandronedazieri.it/libri/cura/trama.html">La cura del Gorilla</a> e <a href="http://www.sandronedazieri.it/libri/blues/trama.html">Gorilla blues</a>.</p>
<p>La redazione sceglierà quattro ipotesi di sviluppo del romanzo e, a questo punto, saranno i lettori, attraverso i voti espressi sulla base del gradimento dei singoli pezzi di storia, a decidere quale <strong>debba essere il proseguimento del romanzo</strong>.</p>
<p>Unico <strong>neo dell&#8217;operazione</strong>, il disclaimer sul diritto d&#8217;autore in fase di registrazione, che, di fatto, intesta alla Coloradonoir tutti i diritti sui contributi inviati dai lettori, anche di quelli che non dovessero essere pubblicati, riservandosi il diritto non solo di pubblicarli in parte o per intero su ogni mezzo, ma anche quello dell&#8217;utilizzo degli spunti e delle idee degli autori, senza che questi possano pretendere nulla.</p>
<p>Forse, visto lo spirito collaborativo che sembra animare l&#8217;iniziativa, una <strong>gestione del diritto d&#8217;autore meno rigida</strong> avrebbe giovato all&#8217;intera operazione.</p>
<p>Via: <a href="http://www.booksblog.it/post/1598/la-tribu-della-coloradonoir-per-un-libro-a-mille-mani">booksblog.it</a></p>
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		<title>Le aziende che parlano</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2007 07:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se è vero che i mercati sono conversazioni, è altrettanto vero che i consumatori, soprattutto sul web, hanno già da tempo cominciato a conversare tra loro. E una parte non indifferente di essi è anche produttrice di contenuti. Non solo: è esperienza comune nei paesi dove internet ha assunto un ruolo ed un peso fondamentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.serverstudio.eu/wp-content/uploads/2007/06/business_blog.jpg" alt="business_blog.jpg" />Se è vero che i <a href="http://www.cluetrain.com/">mercati sono conversazioni</a>, è altrettanto vero che <strong>i consumatori, soprattutto sul web, hanno già da tempo cominciato a conversare tra loro</strong>. E una parte non indifferente di essi è anche produttrice di contenuti.</p>
<p>Non solo: è esperienza comune nei paesi dove internet ha assunto un ruolo ed un peso fondamentale che l&#8217;acquisto di qualunque bene o servizio sia preceduto da una attenta analisi di quello che di quei prodotti si dice e delle esperienze fatte da altre persone.</p>
<p>E&#8217; partendo da questi dati di fatto che Robert Scoble e Shel Israel, autori del libro <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788883638367/SCOBLE-ROBERT-ISRAEL-SHEL/BUSINESS-BLOG-COME-BLOG-STANNO-CAMBIANDO-MODO-COMUNICARE-DELLAZIENDA-CON-CLIENTE.html">Business blog</a>, ritengono che per le aziende sia non solo proficuo ma anche necessario per i loro affari prendere parte alla discussione attraverso uno degli strumenti più flessibili oggi esistente su internet: <strong>il blog</strong>.</p>
<p>Basato prevalentemente sull&#8217;esperienza americana, il libro è una fonte dettagliata di esempi e di consigli per quelle aziende, piccole, medie e grandi, che intendono prendere parte alla conversazione e non vogliono rimanerne ai margini.</p>
<p>Strumento di promozione per la propria azienda e per i propri prodotti, <strong>il blog però non può e non deve essere usato per vendere</strong>, ma per generare fiducia e costruire reputazione, caratteristiche che si riverseranno irrimediabilmente sui prodotti.</p>
<p>Le aziende che vogliono partecipare alla discussione devono quindi accettare e condividere le regole che la blogosfera si è data. Non mancano infatti gli esempi di un <strong>uso scorretto del blog</strong>, che si è trasformato immediatamente in un ritorno negativo.</p>
<p>Anche se il libro riporta i casi di <a href="http://www.microsoft.com/en/us/default.aspx">Microsoft</a> e di <a href="http://www.sun.com/">Sun Microsystems</a>, che hanno saputo usare in modo ottimale il blogging per i propri affari e, nel caso di Microsoft, anche per migliorare la propria reputazione sul pubblico e sui consumatori, è innegabile che se l&#8217;azienda è piccola e il suo mercato è di nicchia, quelle, per intendersi, che pescano i loro clienti nella parte bassa e sottile della coda lunga, allora il blog aziendale è forse il migliore, se non l&#8217;unico, strumento di promozione globale e sicuramente è il più economico e quello destinato a dare i migliori frutti.</p>
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		<title>Don&apos;t (?) be evil</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2007 09:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Modica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gruppo ippolita]]></category>
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		<description><![CDATA[Al noto motto di Google, i ricercatori del Gruppo Ippolita che hanno scritto Luci e ombre di Google, credono davvero poco. I loro dubbi e le loro critiche si concentrano principalmente su tre aspetti: 1. la privacy, cioè la gestione e l&#8217;uso che viene fatto delle informazioni personali degli utenti; 2. il mito del motore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.serverstudio.eu/wp-content/uploads/2007/05/luci_ombre_google.jpg" alt="luci_ombre_google.jpg" />Al noto motto di Google, i ricercatori del <a href="http://www.ippolita.net">Gruppo Ippolita</a> che hanno scritto <strong>Luci e ombre di Google</strong>, credono davvero poco.<br />
I loro dubbi e le loro critiche si concentrano principalmente su tre aspetti:<br />
1. la privacy, cioè la gestione e l&#8217;uso che viene fatto delle informazioni personali degli utenti;<br />
2. il mito del motore di ricerca perfetto;<br />
3. il rapporto di Google con il mondo e con la filosofia dell&#8217;open source.</p>
<p><strong>Privacy</strong></p>
<blockquote><p>L&#8217;attività di Google costituisce un pericolo evidente per chiunque abbia a cuore le tematiche della privacy e della costruzione consapevole del proprio alter ego digitale. Si tratta dell&#8217;emersione di un conglomerato di potere che già oggi influenza pesantemente la vita di troppi individui. Google detiene informazioni riservate che analizza senza sosta per promuovere una personalizzazione sempre più accurata del cancro pubblicitario.</p></blockquote>
<p>Google, nell&#8217;immaginario colletivo, è un&#8217;azienda buona per definizione, che <strong>è riuscita nell&#8217;impresa non facile di conquistarsi la fiducia, quasi incondizionata, dei suoi milioni di utenti</strong>. Non ci pensiamo su tanto nel fornire i nostri dati per utilizzare un qualunque servizio messo in piedi dalla coppia Page/Brin.<br />
Eppure, se ci riflettiamo un momento senza lasciarci prendere dalla frenesia delle novità tecnologiche, <strong>Google sa di noi molto, forse troppo</strong>: conosce (o almeno può farlo) il nostro indirizzario e le email che scriviamo e che riceviamo (<a href="http://mail.google.com">gmail</a>), con chi chattiamo e cosa ci diciamo (<a href="http://www.google.com/talk/">gtalk</a>), i nostri appuntamenti passati e futuri (<a href="http://www.google.com/calendar/">google calendar</a>), i siti che seguiamo con maggiore interesse (<a href="http://www.google.com/reader/">google reader</a>), i percorsi delle nostre navigazioni in rete (<a href="http://www.google.com/searchhistory/">search history</a>), i nostri segnalibri (<a href="http://www.google.com/bookmarks">google bookmarks</a>), i documenti di testo e i fogli di calcolo che scriviamo e salviamo sui suoi server (<a href="http://docs.google.com/">google docs</a>), le nostre relazioni con altre persone (<a href="http://www.orkut.com">orkut</a>), cosa contiene il nostro pc (<a href="http://desktop.google.com/">google desktop</a>), i video che vediamo (<a href="http://www.youtube.com">youtube</a>) e le news che ci interessano (<a href="http://news.google.com/">google news</a>), ecc.<br />
Che questa profilazione capillare degli utenti venga o meno utilizzata, e non solo per scopi pubblicitari ma anche per altre tipologie di controllo, è un dubbio che può sorgere e al quale forse non è ancora possibile dare una risposta precisa.<br />
Se poi vogliamo farci trascinare in piccole (o grandi) <strong>paranoie da utopia negativa</strong>, non possiamo tralasciare <a href="http://chipsandsalsa.wordpress.com/2007/05/24/adesso-tocca-alla-moglie-bioinformatica/">la notizia</a>, circolata qualche giorno fa, dell&#8217;investimento, modesto per la verità, ma significativo in termini simbolici, di Google nell&#8217;azienda della moglie di Brin (nonchè sorella di Page) che si occupa di <strong>genetica personale</strong>, cioè di creare e conservare mappature del patrimonio genetico personale da utilizzare per la diagnosi di eventuali predisposizioni verso alcune malattie o per la possibilità di creare farmaci personalizzati.<br />
Come dire: anche quelle sono informazioni, core business di Google.</p>
<p><strong>Motore perfetto</strong></p>
<blockquote><p>Il sogno di un &#8216;Google contenitore di tutta internet&#8217; è un&#8217;idea demagogica particolarmente comoda, utile per sostenere la completezza e l&#8217;affidabilità delle informazioni disponibili. [...] In realtà in un sistema reticolare complesso non esistono verità assolute, ma solo autorità distribuite a seconda del percorso che si desidera affrontare, o anche solamente in funzione del tempo che si è disposti ad investire nella ricerca.</p></blockquote>
<p>Quando facciamo una ricerca su Google siamo portati a credere, potenza del marketing, di star facendo <strong>una ricarca su tutto l&#8217;internet</strong>.<br />
Niente di più falso, secondo Ippolita. Ci stiamo limitando in realtà a cercare all&#8217;interno di quella parziale fetta di internet che è stata scandagliata dagli spider di Google, e quella fetta non corrisponde affatto all&#8217;internet.<br />
Per di più, la velocità e l&#8217;immediatezza con la quale i risultati di ogni ricerca ci vengono presentati non sono altro che il frutto di ulteriori filtri, che rendono ancora più arbitrari i risultati forniti, posti all&#8217;interno della parziale e incompleta immagine di internet contenuta nei server di Google.</p>
<p><strong>Open source</strong><br />
Google ha sposato la filosofia open: ai dipendenti viene lasciata la possibilità di lavorare su propri progetti e linee di ricerca, il mondo open è corteggiato e vezzeggiato in ogni modo, <a href="http://code.google.com/">google code</a> è una miniera per gli sviluppatori ecc.<br />
Ma quando quei progetti, frutto dell&#8217;intelligenza collettiva tipica della pratica open source diventano in qualche modo parte del mondo Google, <strong>si trasformano da open in proprietari</strong>. Chi vuole utilizzare le Api, ad esempio, deve registrarsi e sottoscrivere una licenza che con l&#8217;open ha poco o niente a che vedere.<br />
<a href="http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/463f41f5ca561.html"> Come sostiene qualcuno</a>, forse questo è il vero lato oscuro di Google.<br />
E quindi la domanda principale da porsi è: quali sono le strade possibili e praticabili di resistenza per fa si che <strong>i frutti dell&#8217;intelligenza collettiva non si trasformino in fonte di guadagno (e di potere) di singole aziende</strong>, anche buone per definizione, come Google?</p>
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		<title>Google contro tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jan 2007 11:49:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora modifiche restrittive alla policy di Google sui programmi AdSense. Dopo aver bloccato l&#8217;uso di immagini accanto ai messaggi pubblicitari che potessero invogliare in qualche modo al click, da ieri non è più consentito l&#8217;inserimento degli annunci di Google su quei siti che ospitano nelle proprie pagine pubblicità o servizi formattati con lo stesso layout [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.serverstudio.eu/wp-content/uploads/2007/01/googleadsense.gif" alt="googleadsense.gif" />Ancora modifiche restrittive alla <a href="https://www.google.com/adsense/support/bin/answer.py?answer=48182&amp;sourceid=aso&amp;subid=ww-ww-et-asui&amp;medium=link&amp;hl=en_US&amp;gsessionid=nVEws-9RD2M">policy di Google</a> sui programmi <a href="https://www.google.com/adsense/">AdSense</a>.<br />
Dopo aver bloccato l&#8217;uso di immagini accanto ai messaggi pubblicitari che potessero invogliare in qualche modo al click, da ieri <strong>non è più consentito l&#8217;inserimento degli annunci di Google su quei siti che ospitano nelle proprie pagine pubblicità o servizi formattati con lo stesso layout e gli stessi colori degli annunci di Google</strong>.<br />
Sebbene la giustificazione sia quella di prevenire confusione agli utenti, appare abbastanza evidente una<strong> politica in difesa della propria posizione sul mercato</strong> da possibili concorrenti come Yahoo! o Microsoft.<br />
Ipotesi suffragata anche dal fatto che la policy non parla di <strong>singole pagine</strong>, per cui sarebbe possibile inserire gli annunci Google su alcune pagine del sito, riservando ad altre pagine diversi tipi di annunci, mantenendo però la stessa impostazione grafica, ma di <strong>incompatibilità a livello dell&#8217;intero sito</strong>.<br />
Insomma, o stai con Google o sei contro: <a href="http://www.microsoft.com/presspass/exec/billg/default.mspx">Bill Gates</a> docet.</p>
<p>Via <a href="http://www.marketingroutes.com/2007/01/18/adsense-cambia-la-policy-di-google/">Marketing Routes</a></p>
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		<title>Prove etiche di pubblicità</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Dec 2006 11:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo cercato a lungo una soluzione per la gestione della pubblicità sui nostri siti che contribuisse a sostenere i costi dei progetti online in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge. Queste sono le premesse di Metafora AD Network, un recente progetto nato per iniziativa di Apogeonline, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img src="http://blog.serverstudio.eu/wp-content/uploads/2006/12/metafora_logo.gif" alt="metafora_logo.gif" />Abbiamo cercato a lungo una soluzione per la gestione della pubblicità sui nostri siti che contribuisse a sostenere i costi dei progetti online in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge.</em><br />
Queste sono le premesse di <a href="http://www.metafora.it/">Metafora AD Network</a>, un recente progetto nato per iniziativa di <a href="http://www.apogeonline.com/">Apogeonline</a>, che si propone di <strong>sperimentare un diverso approccio alla pubblicità su internet</strong>, caratterizzato da <strong>regole inderogabili</strong> che tutelino contemporaneamente il sito che ospita il messaggio, l&#8217;azienda che lo propone e l&#8217;utente: la pubblicità deve essere poca, non urlata e deve proporre un prodotto/servizio utile al lettore.<br />
Tra le regole del network sembra particolarmente interessante, in una ottica di partecipazione e condivisione delle decisioni, quella che prevede di</p>
<blockquote><p>accettare soltanto le inserzioni di aziende, prodotti, servizi e iniziative che apprezziamo per esperienza diretta oppure quelli che, a nostro parere, soddisfano criteri elevati di qualità ed etica imprenditoriale. Ogni proposta viene discussa da tutti gli aderenti al network</p></blockquote>
<p>Via <a href="http://www.andreabeggi.net/">Andrea Beggi</a></p>
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