Articoli marcati con tag ‘marketing’

Il Performance Key Award a Renato Brunetta

6
ottobre
2009

Qualche giorno fa hanno premiato Renato Brunetta con il performance key award.
Un riconoscimento importante, autorevole, che indirettamente, in piccola parte, ricade su di noi, è una gratificazione per il nostro lavoro.
Ecco la motivazione:
“Per essere riuscito, già nel corso del primo anno di attività ministeriale, ad avviare la radicale riforma e trasformazione della Pubblica Amministrazione in un’ottica di efficacia ed ascolto nei confronti delle esigenze del cittadino.

L’ampio utilizzo di strumenti di comunicazione innovativi e l’adozione efficace della rete internet, sia a livello personale sia in quello istituzionale, centrale e decentrato, hanno determinato l’avvio di un fruttuoso percorso di comunicazione e collaborazione tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini basata sui concetti di interazione, trasparenza ed efficienza
La premiazione ha avuto luogo alla IULM di Milano dalle mani del Rettore Gianni Puglisi.
Per festeggiare il riconoscimento pubblichiamo una piccola clip trasmessa nel corso della premiazione.

Immagine anteprima YouTube

Grand hotel Sicilia, ma il web?

17
giugno
2009

madonie
Foto di Antonio Ilardo

Una recente analisi di I love Sicilia ha individuato i 51 alberghi più suggestivi per una vacanza nell’Isola, accomunando nello stesso elenco hotel di varie categorie, ubicazione e caratteristiche, aventi come unico comune denominatore la qualità dell’ospitalità, l’ubicazione suggestiva e l’offerta di pacchetti turistici che maggiormente consentono la fruizione delle bellezze naturali, paesaggistiche e culturali della regione.

Prendendo spunto da quest’analisi abbiamo verificato come si presentano queste strutture sul web.

Ecco cosa emerge.

Partiamo da ciò che immediatamente colpisce l’attenzione del navigatore: il layout. Spesso è antico, scadente e non invoglia a navigare. La struttura dei siti e l’alberatura sono, d’altro canto, spesso illogiche o complesse e la navigabilità diventa difficoltosa quando ci si ritrova a cercare informazioni utili su sfondi neri e con corpo testo troppo piccolo.

Non viene utilizzata quasi mai la potenzialità enorme espressa dalle immagini dei luoghi e dei social network specifici – Flickr e Youtube – per la condivisione di foto o video.

La distanza dalla realtà.
Ciò che maggiormente colpisce è l’enorme divario tra la qualità delle strutture, l’ospitalità offerta, le location ed i siti web che, raramente, le rappresentano.

I siti, anche nel caso di alberghi di estremo lusso, sono inadeguati alla qualità della struttura, poco aggiornati, mal curati e di qualità nettamente inferiore a quelli dei competitor nazionali ed internazionali, particolarmente agguerriti sul mercato mediterraneo.

Il servizio di e-booking è in alcuni casi inesistente, in altri di difficilissima concezione ed utilizzo, in altri ancora non attivo e solo in sporadici casi semplice da utilizzare e veloce nello svolgimento delle funzioni. C’è anche chi, pur disponendo di un e-booking, consiglia di telefonare o contattare il personale dell’albergo per la prenotazione.

Nel complesso, insomma, il giudizio peggiora se viene effettuata una semplice comparazione con siti analoghi di strutture estere o del nord Italia, contribuendo a fare perdere competitività al sistema e non apportando alcun valore aggiunto all’offerta turistica per la quale il web rappresenta il canale privilegiato e di maggior utilizzo, soprattutto da parte degli stranieri, oramai affrancati, nella gran parte, dal sistema dei tour operator o delle agenzie di viaggio.

A peggiorare la situazione ci pensano i motori di ricerca.
Si contano su 2 dita di una mano i siti supportati da attività di Search Engine Optimization o da campagne di Search Engine Advertising e Adsense.

Di conseguenza alla query posta ai motori di ricerca non si ottiene, come risultato, il sito ufficiale della struttura, quasi sempre questo è posposto rispetto ai siti dei tour operator che la commercializzano, inducendo il navigatore, per semplificare, ad affidare la propria esigenza ad un soggetto terzo rispetto al contatto diretto con l’albergo cercato.

A differenza di altre nazioni siamo ancora lontani dal comprendere che, in uno scenario così competitivo, un valido posizionamento sui motori di ricerca è condizione essenziale per la razionalizzazione della presenza nel web e a volte per la sopravvivenza della strutture ricettive.

Per di più quasi nessun albergo svolge campagne banner sui principali siti internet sia dedicati all’informazione che al tempo libero, non sfruttando l’enorme potenzialità offerta da uno strumento di diffusione pubblicitaria dinamico e soprattutto privo di confini territoriali, particolarmente consono a strutture che certo non rivolgono la loro attenzione a potenziali utenti locali.

Un’ultima considerazione, ma importante e delicata, riguarda il rispetto degli aspetti di natura normativa che disciplinano le attività commerciali sul web, del Decreto sul Commercio Elettronico (d.lgs. 70/2003) e del Codice della Privacy (d.lgs. 196/03).
Ciò che emerge è una grande noncuranza degli aspetti di carattere normativo che espongono il titolare del sito a pesanti sanzioni.

In conclusione, quasi tutti ritengono che sia sufficiente avere un sito internet, ma pochi seguono le leggi, scritte e non scritte, che possono portare al successo.

Correlando i correlati

5
giugno
2009

link
Foto di Loving Earth

I principali parametri attraverso i quali si valuta un sito sono il numero dei visitatori e le pagina viste. E una delle attività per migliorare i risultati di un sito è lo sforzo di far aumentare quei due numeri. Sacrosanto. Ma, forse, sarebbe interessante e utile prestare maggiore attenzione ad un altro dato: quello della durata di ciascuna visita e cioè il tempo, e quindi l’attenzione, che ciascun visitatore dedica al sito.

Banalizzando: è preferibile avere 100 visite da 1 minuto, 50 da 2 o 25 da 4? Certo, dipende anche dalla tipologia del sito e dai contenuti che propone. In linea di massima, per siti ricchi di contenuti e informazioni. come può essere ad esempio un giornale online, il parametro della durata della visita dovrebbe essere fondamentale. E, sempre per banalizzare, quei siti dovrebbe sviluppare ed attuare una strategia dell’attenzione tale per cui l’incremento totale dei visitatori si accompagni ad un aumento anche della durata di ciascuna visita.

In questa ottica uno strumento interessante ma generalmente utilizzato male è quello degli articoli correlati. Con qualche piccola e sostanziale modifica rispetto a quello cui siamo abituati può forse trasformarsi in fattore di moltiplicazione della durata delle visite:

  • mai più di cinque (meglio forse addirittura tre);
  • che siano correlati sul serio e, quindi, che la loro scelta non sia affidata all’arbitrio di un sistema automatico;
  • che sia visualizzata la data di pubblicazione del contenuto correlato (se si tratta di un articolo pubblicato due mesi prima forse devo poter valutare se valga davvero la pena di andare a leggerlo);
  • che, oltre al titolo, ci siano anche due/tre righe di testo;
  • che il testo non sia semplicemente l’attacco del pezzo ma faccia capire perché è correlato con quello che sto leggendo e mi spinga ad andarci.

Uno sforzo certamente maggiore da parte delle redazioni che potrebbe però tradursi in un buon servizio per il lettore il quale, forse, ripagherebbe quello sforzo concedendo un po’ più del proprio tempo e della propria attenzione al sito e ai suoi contenuti.

Ultimi spruzzi?

1
giugno
2009

spruzzo
Foto di Hop-Frog

Questa storia ha un inizio e una fine. Cominciamo dalla fine, sperando di far luce, una volta per tutte e pubblicamente, su come sono andate le cose.

Fine della storia.
Alcune delle mail di presentazione del libro Rivoluzione in corso di Renato Brunetta che Serverstudio ha inviato qualche tempo fa, sollevando un piccolo vespaio di reazioni a volte inconsulte o, quantomeno, poco meditate, fanno parte della lista Blogitalia (la quale, in qualità di Titolare del trattamento, si è occupata della raccolta degli indirizzi presso gli interessati), fornitaci per lanciare un prodotto web realizzato dal Partito Socialista in occasione delle elezioni politiche del 2008. La stessa lista è stata poi utilizzata altre volte, sempre e naturalmente con il consenso di Blogitalia per promuovere un BarCamp a Roma.

E già qui, col senno di poi, ci sono alcune cose che non tornano: nessuno si lamenta, non si urla allo scandalo, non ci si rivolge al Garante. Questo silenzio, forse, dovrebbe spingere qualcuno a riflettere se messo in relazione con quanto è successo, invece, per la mail del libro di Brunetta. Come dire: se l’oggetto della mail non ci sta troppo antipatico, se chi ci scrive può essere assimilato ad un amico, se l’autore del libro di cui si parla fa parte della nostra eletta cerchia, non si tratta di mail indesiderata, altrimenti sì.

Comprensibile, certo. Ma comprensibile anche che ciò possa suonare un po’ stonato.

A prescindere dalle riflessioni e dalle conclusioni che ciascuno ne può ricavare, questa è la ragione per cui Serverstudio “deteneva” la lista di Blogitalia. Era chiaro, per noi, che la lista fornita da Blogitalia poteva essere utilizzata esclusivamente per l’invio di comunicazioni commissionatoci dal suddetto committente (e così è sempre avvenuto) ma gli scarafaggi mantelliniani, in complicità con PhpList, software che usiamo per gestire le newsletter nostre e dei nostri clienti, ci hanno tirato uno scherzo di pessimo gusto: far partire il messaggio incriminato anche a quella lista, insieme ad altre, che avevamo escluso (nello specifico si tratta del bug identificato come ID#0008494, a partire dalla versione n. 2.10.2).

Per quanto, secondo alcuni, si tratti di giustificazioni fantasiose, questo è quanto realmente accaduto ed è l’unica motivazione, già espressamente manifestata anche all’Autorità Garante, che ha dato origine all’invio non sollecitato.

Ci pare però, a questo punto, interessante tornare a riflettere sulle reazioni che quell’invio ha innescato e ripartire dal peccato originale.

Inizio della storia
Serverstudio invia diverse migliaia di mail per far sapere che Renato Brunetta ha scritto un libro, che di quel libro è possibile leggerne il primo capitolo sul sito della Mondadori, che Brunetta ha un blog e che su quel blog è possibile, per chi ne avesse voglia, discutere non solo delle attività di Brunetta come ministro ma anche dei contenuti del suo libro.

Apriti cielo! Le acque (o forse sarebbe meglio dire lo stagno?) fin troppo placide del web italiano si cominciano ad increspare leggermente.

Alcuni blogger, quelli “autorevoli”, scrivono lamentando che Brunetta, tramite Serverstudio, ha violato la loro, fino ad allora incontaminata, casella di posta.

Alcuni blogger, quelli “autorevoli ma vendicativi”, per rifarsi del torto subito, prendono il contenuto di un’altra mail che hanno ricevuto in forma privata e personale e con la quale gli si chiedeva un indirizzo dove poter spedire una copia del libro, e, accecati dal desiderio di rivalsa contro il presunto spammer, non si fanno scrupolo di rendere pubblici nome, cognome e numero di telefono privato del mittente, violando a loro volta (ed, in questo caso, non per errore generato da un bug ma consapevolmente) quei sacri principi per i quali strenuamente si stavano battendo (è la privacy, bellezza!) rischiando, loro sì, serie responsabilità per trattamento illecito di dati, nonché per violazione della corrispondenza privata.

Alcuni blogger, quelli “non autorevoli, ma desiderosi di…”, si accodano ai primi, in perfetto stile italico, ripetendo a pappagallo il loro mantra: spammer, spammer, spammer!

A costoro sarebbe bastato, documentarsi un poco per chiarirsi le idee su cosa debba intendersi per spam e capire che di spam non si trattava affatto. Infatti, nella fattispecie contestata mancano gli elementi essenziali dell’attività definita comunemente “spam”: tra gli altri, è completamente assente la raccolta di indirizzi in maniera automatica dalla rete “mediante spambot ed appositi programmi, ottenuti da database o semplicemente indovinati usando liste di nomi comuni”. In questo caso, l’invio riguardava, peraltro, un unico messaggio, inviato a più destinatari appartenenti ad una lista regolarmente ricevuta dal Titolare del trattamento, che ne ha curato la raccolta presso gli interessati. Inoltre, il mittente rivelava in maniera chiara la propria identità (lo spammer, invece,consapevole dell’illiceità del suo comportamento, nasconde la propria reale identità).

Alcuni blogger, quelli “perché io non sono autorevole?”, si lanciavano in complicate investigazioni notturne, vorticosi giri di telefonate, sms, chat, morse, segnali di fumo, diffide a mezzo commento, alla ricerca, da un lato, della casella perduta (o magari, chissà, a volte venduta) e, dall’altro, alla riaffermazione tardiva della propria verginità, persa ormai irrimediabilmente da svariati anni.

I risultati di tutto ciò?
Se l’intenzione dei destinatari di quel messaggio era quella di sanzionare l’autore dell’invio, l’impresa è riuscita alla grande. A nulla sono serviti i chiarimenti forniti dal mittente, il quale lecitamente deteneva la lista di indirizzi che, per effetto del bug ID#0008494, è stata involontariamente selezionata.

A nulla è servito, precisare che l’episodio ha riguardato un solo invio e che a seguito della segnalazione sono state adottate tutte le misure per evitare il ripetersi di tali eventi: aggiornamento immediato del software e blocco del trattamento, a qualunque titolo, per ciascuno degli indirizzi coinvolti.

E’ questo il comportamento di chi, pur non avendo subito alcun danno, si diletta in argomentazioni (pubblicate nei vari blog) che mirano, esclusivamente, a fare cattiva informazione.

Questa non è, forse, lesione di qualche diritto? Questa non è forse una sanzione sproporzionata rispetto alla presunta infrazione?

In un web zeppo di spam e di comportamenti volontariamente lesivi della privacy altrui, non è forse apprezzabile il comportamento di chi, in maniera chiara è trasparente chiarisce l’accaduto ed adotta immediatamente le misure atte ad evitare il ripetersi di un fatto “indesiderato”?

Forse no, visto l’accanimento dimostrato dai più, che ha generato soltanto una falsa rappresentazione dei fatti realmente accaduti.

Così va il web, a volte, in Italia (e non solo).