
Foto di Hop-Frog
Questa storia ha un inizio e una fine. Cominciamo dalla fine, sperando di far luce, una volta per tutte e pubblicamente, su come sono andate le cose.
Fine della storia.
Alcune delle mail di presentazione del libro Rivoluzione in corso di Renato Brunetta che Serverstudio ha inviato qualche tempo fa, sollevando un piccolo vespaio di reazioni a volte inconsulte o, quantomeno, poco meditate, fanno parte della lista Blogitalia (la quale, in qualità di Titolare del trattamento, si è occupata della raccolta degli indirizzi presso gli interessati), fornitaci per lanciare un prodotto web realizzato dal Partito Socialista in occasione delle elezioni politiche del 2008. La stessa lista è stata poi utilizzata altre volte, sempre e naturalmente con il consenso di Blogitalia per promuovere un BarCamp a Roma.
E già qui, col senno di poi, ci sono alcune cose che non tornano: nessuno si lamenta, non si urla allo scandalo, non ci si rivolge al Garante. Questo silenzio, forse, dovrebbe spingere qualcuno a riflettere se messo in relazione con quanto è successo, invece, per la mail del libro di Brunetta. Come dire: se l’oggetto della mail non ci sta troppo antipatico, se chi ci scrive può essere assimilato ad un amico, se l’autore del libro di cui si parla fa parte della nostra eletta cerchia, non si tratta di mail indesiderata, altrimenti sì.
Comprensibile, certo. Ma comprensibile anche che ciò possa suonare un po’ stonato.
A prescindere dalle riflessioni e dalle conclusioni che ciascuno ne può ricavare, questa è la ragione per cui Serverstudio “deteneva” la lista di Blogitalia. Era chiaro, per noi, che la lista fornita da Blogitalia poteva essere utilizzata esclusivamente per l’invio di comunicazioni commissionatoci dal suddetto committente (e così è sempre avvenuto) ma gli scarafaggi mantelliniani, in complicità con PhpList, software che usiamo per gestire le newsletter nostre e dei nostri clienti, ci hanno tirato uno scherzo di pessimo gusto: far partire il messaggio incriminato anche a quella lista, insieme ad altre, che avevamo escluso (nello specifico si tratta del bug identificato come ID#0008494, a partire dalla versione n. 2.10.2).
Per quanto, secondo alcuni, si tratti di giustificazioni fantasiose, questo è quanto realmente accaduto ed è l’unica motivazione, già espressamente manifestata anche all’Autorità Garante, che ha dato origine all’invio non sollecitato.
Ci pare però, a questo punto, interessante tornare a riflettere sulle reazioni che quell’invio ha innescato e ripartire dal peccato originale.
Inizio della storia
Serverstudio invia diverse migliaia di mail per far sapere che Renato Brunetta ha scritto un libro, che di quel libro è possibile leggerne il primo capitolo sul sito della Mondadori, che Brunetta ha un blog e che su quel blog è possibile, per chi ne avesse voglia, discutere non solo delle attività di Brunetta come ministro ma anche dei contenuti del suo libro.
Apriti cielo! Le acque (o forse sarebbe meglio dire lo stagno?) fin troppo placide del web italiano si cominciano ad increspare leggermente.
Alcuni blogger, quelli “autorevoli”, scrivono lamentando che Brunetta, tramite Serverstudio, ha violato la loro, fino ad allora incontaminata, casella di posta.
Alcuni blogger, quelli “autorevoli ma vendicativi”, per rifarsi del torto subito, prendono il contenuto di un’altra mail che hanno ricevuto in forma privata e personale e con la quale gli si chiedeva un indirizzo dove poter spedire una copia del libro, e, accecati dal desiderio di rivalsa contro il presunto spammer, non si fanno scrupolo di rendere pubblici nome, cognome e numero di telefono privato del mittente, violando a loro volta (ed, in questo caso, non per errore generato da un bug ma consapevolmente) quei sacri principi per i quali strenuamente si stavano battendo (è la privacy, bellezza!) rischiando, loro sì, serie responsabilità per trattamento illecito di dati, nonché per violazione della corrispondenza privata.
Alcuni blogger, quelli “non autorevoli, ma desiderosi di…”, si accodano ai primi, in perfetto stile italico, ripetendo a pappagallo il loro mantra: spammer, spammer, spammer!
A costoro sarebbe bastato, documentarsi un poco per chiarirsi le idee su cosa debba intendersi per spam e capire che di spam non si trattava affatto. Infatti, nella fattispecie contestata mancano gli elementi essenziali dell’attività definita comunemente “spam”: tra gli altri, è completamente assente la raccolta di indirizzi in maniera automatica dalla rete “mediante spambot ed appositi programmi, ottenuti da database o semplicemente indovinati usando liste di nomi comuni”. In questo caso, l’invio riguardava, peraltro, un unico messaggio, inviato a più destinatari appartenenti ad una lista regolarmente ricevuta dal Titolare del trattamento, che ne ha curato la raccolta presso gli interessati. Inoltre, il mittente rivelava in maniera chiara la propria identità (lo spammer, invece,consapevole dell’illiceità del suo comportamento, nasconde la propria reale identità).
Alcuni blogger, quelli “perché io non sono autorevole?”, si lanciavano in complicate investigazioni notturne, vorticosi giri di telefonate, sms, chat, morse, segnali di fumo, diffide a mezzo commento, alla ricerca, da un lato, della casella perduta (o magari, chissà, a volte venduta) e, dall’altro, alla riaffermazione tardiva della propria verginità, persa ormai irrimediabilmente da svariati anni.
I risultati di tutto ciò?
Se l’intenzione dei destinatari di quel messaggio era quella di sanzionare l’autore dell’invio, l’impresa è riuscita alla grande. A nulla sono serviti i chiarimenti forniti dal mittente, il quale lecitamente deteneva la lista di indirizzi che, per effetto del bug ID#0008494, è stata involontariamente selezionata.
A nulla è servito, precisare che l’episodio ha riguardato un solo invio e che a seguito della segnalazione sono state adottate tutte le misure per evitare il ripetersi di tali eventi: aggiornamento immediato del software e blocco del trattamento, a qualunque titolo, per ciascuno degli indirizzi coinvolti.
E’ questo il comportamento di chi, pur non avendo subito alcun danno, si diletta in argomentazioni (pubblicate nei vari blog) che mirano, esclusivamente, a fare cattiva informazione.
Questa non è, forse, lesione di qualche diritto? Questa non è forse una sanzione sproporzionata rispetto alla presunta infrazione?
In un web zeppo di spam e di comportamenti volontariamente lesivi della privacy altrui, non è forse apprezzabile il comportamento di chi, in maniera chiara è trasparente chiarisce l’accaduto ed adotta immediatamente le misure atte ad evitare il ripetersi di un fatto “indesiderato”?
Forse no, visto l’accanimento dimostrato dai più, che ha generato soltanto una falsa rappresentazione dei fatti realmente accaduti.
Così va il web, a volte, in Italia (e non solo).
Venerdì 13 ottobre scorso, a Milano, si è svolta la conferenza Top of the blogs. Gli influenti della blogosfera, organizzata da 


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