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Consumatori consapevoli. E le aziende?

4
giugno
2008

conversation.jpg 67%, 58% e 51%: sono tante le persone che dichiarano di essere state influenzate molto o abbastanza dalle opinioni lette rispettivamente sui forum, sui social network e sui blog, nel processo di acquisto di un bene o di un servizio. E i prodotti maggiormente acquistati a seguito della raccolta di informazioni e opinioni online sono cellulari, libri, cinema, musica, vacanze ed elettronica di consumo.

Sono questi i risultati che emergono da una ricerca presentata in occasione del seminario “Il nuovo potere dei consumatori sul web” organizzato da Digital PR a Roma lo scorso 6 maggio. La ricerca ha coinvolto 5.000 persone rappresentative dei navigatori italiani.

Il dato non dovrebbe sconvolgere più di tanto: l’influenza del passaparola nei processi di orientamento all’acquisto è un fatto incontrovertibile. Tutti, chi più chi meno, chiediamo a conoscenti, amici e parenti opinioni e consigli quando ci accingiamo a comprare qualcosa. E tutti abbiamo acquistato un libro o ascoltato un disco o siamo stati in vacanza in un albergo piuttosto che in un altro perché ci è stato indicato da una persona del cui giudizio ci fidiamo.

In questo la rete non fa altro che tradurre su un piano maggiormente esteso quanto prima avveniva solo nel piccolo della propria cerchia. Sul web si creano reti e relazioni tra persone, ci si fida di alcuni più che di altri, e si tengono in maggiore o minore considerazione le opinioni che lì vengono lasciate sulla base del grado di fiducia, di vicinanza e di stima che si ripone in chi esprime quelle opinioni.

Il punto, tutto o in parte ancora da scoprire e sperimentare, è quello del ruolo che le aziende possono svolgere in questo contesto di “presa di potere” dei consumatori sul web. Se in passato, cioè fino a quando l’influenza del passaparola, positivo o negativo, rimaneva all’interno della relativamente ristretta cerchia delle conoscenze individuali, l’azienda poteva facilmente mettere pezze ai giudizi negativi o, al limite, ignorarli, oggi questo potrebbe non bastare più. E, allo stesso modo, potrebbe non essere più sufficiente per le aziende “continuare a considerare la rete uno spazio da occupare con i propri banner”, come dice Vincenzo Cosenza di Digital PR.

Oggi, forse, per le aziende, grandi o piccole che siano, è arrivato il momento di prendere parte alle conversazioni che si svolgono in rete su di loro e sui loro prodotti e servizi se non altro per non correre il rischio di vedersi escluse o penalizzate da quel 67%, 58% e 51% di persone che usano il web per orientare le proprie “strategie” di consumo.