Articoli marcati con tag ‘blog’

C’è troppo silenzio, ancora

30
maggio
2009
Immagine anteprima YouTube

C’è troppo silenzio, ancora. Condividi, confronta, partecipa, fai rumore.

E’ questo il claim che sta alla base di un nuovo progetto web, in pubblicazione nei prossimi giorni, firmato da Serverstudio insieme a I-generation, associazione culturale Onlus con sede a Palermo.

Si tratta di una rete di blog provinciali, uno per ciascuna delle 9 province siciliane, che vuole dar vita e sostanza ad un modo diverso di guardare all’informazione e alla partecipazione di realtà territoriali spesso poco appetibili per i tradizionali canali di produzione e diffusione dell’informazione.

Ma, soprattutto, si tratta di una scommessa: rendere i fruitori dell’informazione a loro volta anche produttori attivi, attraverso diverse modalità di interazione che vanno dal semplice commento alla possibilità di scrivere un pezzo, dalla collaborazione continua con la rete alla possibilità di integrare i contenuti prodotti per il proprio blog.

I primi blog a partire saranno quelli di Palermo e Caltanissetta e, entro la fine del mese di giugno, si accoderanno gli altri 7. La rete, in continua espansione nel tentativo di ampliare sempre più la cerchia di collaboratori e affezionati, parte con un primo forte nucleo di giovani motivati e determinati che, per la trasversalità dei loro interessi, copriranno diversi campi: dalla cronaca alla vita politica, dallo sport agli eventi culturali e artistici, dagli itinerari della movida alle nuove tendenze.

Di pubblicità e Sanità 2.0

2
settembre
2008

Per gli Stati Uniti e per il mondo anglosassone in generale, sono attivi da qualche tempo Microsoft Health Vault e Google Health :

questi servizi offrono all’utente, gratuitamente, strumenti per comporre e mantenere nel tempo la cartella clinica personale comprensiva di esami, allergie, vaccini, interventi chirurgici, esiti radiografici e di laboratorio, farmaci assunti etc. etc.

Il vantaggio sarebbe quello di avere sempre a portata di mano, nel corso della vita, le informazioni utili e necessarie nel caso in cui si consulti un medico, uno specialista o si sia in viaggio: i dati possono essere importati automaticamente dai sistemi informativi di ospedali, laboratori e farmacie che siano disposti a collaborare con google e microsoft.

In realtà è solo un passaggio necessario per attrarre investitori pubblicitari del settore sanitario, uno dei settori economici sempre più in crisi ma sempre molto danaroso, più di tutti.

In Italia solo pochi esempi di servizi “simili”: Partecipasalute è uno di questi ma siamo proprio distanti dall’idea della sanità 2.0!

Quanto sarebbe utile avere il feedback di un medico da parte di chi è stato suo paziente, o degli effetti collaterali di un farmaco, o delle esperienze terapeutiche sul cancro e, magari, avere notizie di qualche guarigione…ogni tanto?

Questione di metodo

17
luglio
2008

binario.jpg Serverstudio progetta e realizza siti e blog. E li firma.

Non sempre firmare un sito o un blog significa condividerne i contenuti, la linea editoriale, la politica di moderazione o approvazione dei commenti, l’amministrazione quotidiana. Questi sono tutti aspetti su cui è utile e doveroso lasciare autonomia a chi si intesta il sito o il blog.

Non pare sia chiaro questo concetto al commentatore di questo post, pubblicato sul blog di Massimo Mantellini, quando lega una pratica di moderazione dei commenti sul blog di Gabriella Carlucci al fatto che il sito sia stato firmato da Serverstudio.

Così come non è stato compreso da Vincenzo Caico, autore di quest’altro post e anche di questo.

La nostra linea è chiara e, crediamo, sia quella più corretta da seguire. Progettiamo il blog per i nostri clienti e, quando lo pubblichiamo, suggeriamo quelle che, a nostro parere, sono le migliori pratiche da seguire nella gestione giornaliera di un blog: monitorare la conversazione che si sviluppa al suo interno, lasciando ampio spazio ai commentatori e moderando il meno possibile, seguire la conversazione che si sviluppa nella blogosfera ed, eventualmente, intervenire per precisare il proprio punto di vista.

Sta poi all’autore del blog decidere se e fino a che punto seguire i nostri consigli.

Crediamo che questo sia un metodo di lavoro corretto che debba valere per qualsiasi tipologia di cliente e, a maggior ragione, per i politici.

Consumatori consapevoli. E le aziende?

4
giugno
2008

conversation.jpg 67%, 58% e 51%: sono tante le persone che dichiarano di essere state influenzate molto o abbastanza dalle opinioni lette rispettivamente sui forum, sui social network e sui blog, nel processo di acquisto di un bene o di un servizio. E i prodotti maggiormente acquistati a seguito della raccolta di informazioni e opinioni online sono cellulari, libri, cinema, musica, vacanze ed elettronica di consumo.

Sono questi i risultati che emergono da una ricerca presentata in occasione del seminario “Il nuovo potere dei consumatori sul web” organizzato da Digital PR a Roma lo scorso 6 maggio. La ricerca ha coinvolto 5.000 persone rappresentative dei navigatori italiani.

Il dato non dovrebbe sconvolgere più di tanto: l’influenza del passaparola nei processi di orientamento all’acquisto è un fatto incontrovertibile. Tutti, chi più chi meno, chiediamo a conoscenti, amici e parenti opinioni e consigli quando ci accingiamo a comprare qualcosa. E tutti abbiamo acquistato un libro o ascoltato un disco o siamo stati in vacanza in un albergo piuttosto che in un altro perché ci è stato indicato da una persona del cui giudizio ci fidiamo.

In questo la rete non fa altro che tradurre su un piano maggiormente esteso quanto prima avveniva solo nel piccolo della propria cerchia. Sul web si creano reti e relazioni tra persone, ci si fida di alcuni più che di altri, e si tengono in maggiore o minore considerazione le opinioni che lì vengono lasciate sulla base del grado di fiducia, di vicinanza e di stima che si ripone in chi esprime quelle opinioni.

Il punto, tutto o in parte ancora da scoprire e sperimentare, è quello del ruolo che le aziende possono svolgere in questo contesto di “presa di potere” dei consumatori sul web. Se in passato, cioè fino a quando l’influenza del passaparola, positivo o negativo, rimaneva all’interno della relativamente ristretta cerchia delle conoscenze individuali, l’azienda poteva facilmente mettere pezze ai giudizi negativi o, al limite, ignorarli, oggi questo potrebbe non bastare più. E, allo stesso modo, potrebbe non essere più sufficiente per le aziende “continuare a considerare la rete uno spazio da occupare con i propri banner”, come dice Vincenzo Cosenza di Digital PR.

Oggi, forse, per le aziende, grandi o piccole che siano, è arrivato il momento di prendere parte alle conversazioni che si svolgono in rete su di loro e sui loro prodotti e servizi se non altro per non correre il rischio di vedersi escluse o penalizzate da quel 67%, 58% e 51% di persone che usano il web per orientare le proprie “strategie” di consumo.