Leggo un articolo di Marco Mazzù, su Nova del 3 luglio, di estremo interesse.
Mazzù cita una ricerca di McKinsey e Company dalla quale emerge che entro tre anni i 2/3 dei consumatori globali scaricheranno informazioni dalla Rete: pubblicità, servizi, prodotti, etc.. Insomma, buone notizie!
Sembrano degne di segnalazione alcune esperienze eccellenti di grandi aziende che si muovono su internet con il piglio giusto dell’innovatore precursore:
- Con la compagnia telefonica portoghese Vodafone Portugal, l’utente ha la possibilità di attivare il proprio piano tariffario personalizzato in funzione delle proprie esigenze e di ricevere alcune opzioni prestabilite di ricarica;
- Lego invece ha utilizzato alcuni membri della community “Mindstorms” per ricevere suggerimenti sullo sviluppo della nuova versione del prodotto Mindstorms appunto;
- Daimler è presente su asmollwordl.net dove dialoga bene con il proprio target per proporre e ricevere feedback sui prodotti mercedes.
Quindi il marketing digitale comincia a muoversi sul serio ed alcuni direttori marketing oggetto della ricerca di McKinsey dichiarano che in meno di tre anni la maggior parte dei loro budget sarà dedicato al web marketing.
Se queste considerazioni ed esperienze sono promettenti per chi come noi opera in questa area, le domande cui vorremo risposte sono altre:
Le PMI con le quali lavoriamo più spesso, come potranno valutare opportuno investire sul marketing digitale nel corso di anni che si preannunciano duri in termini di crisi economica?
L’andamento preannunciato degli investimenti promozionali e pubblicitari su internet è esclusivamente considerato rispetto alle grandi aziende multinazionali?
Che ne sarà nel nostro fitto tessuto di Piccole e Micro Imprese da cui è caratterizzata l’Italia (e il nostro portafoglio clienti)?
Credo che sia demandato a noi, in periodo di crisi e con un governo dove l’Innovazione sembra un tema esclusivo della Pubblica Amministrazione e non compare un Ministero per la Comunicazione e/o per la Comunicazione Digitale, informare il nostro target principale affinchè anche questi possano cogliere buone opportunità di mercato per risorgere dalla crisi incombente.
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Non sono un esperto di marketing, ma vorrei dire la mia e rispondere al tuo quesito “Che ne sarà nel nostro fitto tessuto di Piccole e Micro Imprese da cui è caratterizzata l’Italia (e il nostro portafoglio clienti)?”
Credo che sia normale preoccuparsi per un mercato in continua mutazione, ma credo che essendo tale risponde in ogni caso alle leggi di domanda e offerta, se è vero che nel giro di pochi anni il mercato della comunicazione si sposterà verso i dispositivi mobile(più di quanto già non lo è) anche in relazione all’evoluzione delle reti wireless, sarà li che gran parte dell’attenzione si sposterà per la vendita di servizi di pubblicità e informazione, come anche la naturale evoluzione del web che tenderà sicuramente a unificarsi con il resto delle tecnologie, quindi il grande problema potrebbe essere forse, l’individuazione di nuove figure aziendali capaci di coniugare i due aspetti, cioè il marketing (intendo quello di nuova generazione, non quello a senso unico come lo è stato in passato) e la capacità di mantenere un forte legame con le tecnologie e le evoluzione delle stesse, l’attuale offerta di formazione delle università non crea queste figure e così si corre il rischio di un vuoto difficile da colmare se non grazie a grande ingegno e intuizioni.
Con questo vorrei solamente sottolineare che credo si tratti sempre e in ogni caso di fare un’offerta coerente al mercato, basterà non sonnecchiare e seguire sempre i vari rumors sulle tecnologie e sulle tendenze, la genialità e la creatività saranno sempre doti necessarie per emergere nel sempre più complesso e caotico sistema delle comunicazioni globali.